Si dice che il potere logori; magari Andreotti aggiungerebbe ancora, dall'alto
della sua eccezionale esperienza di cose di governo e sottogoverno, che il
potere logora chi non ce l'ha.
Personalmente,
davanti al procedere di tanti governanti – non importa se di questo o dei
precedenti Ministeri – comincio a sospettare che il potere renda stupidi.
A meno che non si voglia sostenere che
l'essere stupido sia un requisito fondamentale per ascendere le soglie del
potere.
Fermo restando che, come mi è già accaduto di scrivere in questa sede e
altrove, che dopo anni di non governo, questo, di Mario Monti, è un governo; e
che in luogo di una banda di malfattori, il cui scopo oltre che l'arricchimento
personale e familiare, era la tutela degli interessi del padrone, che
casualmente era anche il capo della banda, ora abbiamo un governo, che
nondimeno fa gli interessi delle classi dominanti (con qualche pur dubbiosa
eccezione al suo interno); e al di là delle delusioni e dello scontento che sta
seminando la sua azione politica, sociale, economica, volta al
"risanamento dei conti pubblici" (facendo ricorso soprattutto alle
tasche dei poveri, tasche più numerose ma senza dubbio assai meno colme di
denaro di altre), mi dichiaro sconcertato per certe modalità che stanno
emergendo nelle pratiche dei suoi componenti.
Cominciando dalle esternazioni del
presidente del Consiglio le quali, dopo un rodaggio prudente, sono
improvvisamente dilagate, occupando ogni genere di spazio, specialmente
televisivo: la riservatezza di cui si è detto ancora prima che ricevesse
l'incarico di formare il governo dove è finita? Lui si difende: deve spiegare
agli italiani e alle italiane la manovra di governo, deve farsi capire,
accettare e magari pure amare. E a giudicare dai sondaggi la maggioranza del
nostro popolo gli dà credito; il che non vuol dire che gli voglia bene; e meno
che mai che non cominci a rendersi conto – non tutti, ma una quota consistente
di quella maggioranza – che, al di là appunto delle delusioni e delle
preoccupazioni, il presidente sta cadendo nella trappola del presenzialismo,
che per certi aspetti ormai sta diventando una delle forme del
presidenzialismo.
Le interviste sono grottesche, e gli intervistatori (che di
giornalismo non hanno neppure una vaga infarinatura), appaiono proni, come
davanti all'altare da cui aspettano benedizioni, salvezza eterna, oltre che un
posto migliore di quello che hanno, magari non fisso...
Già, il "posto
fisso". È questa l'ultima (in realtà già penultima o terzultima)
esternazione del prof. sen. Monti, il quale, nella sua improvvisa facondia, sta
dicendo un bel po' di sciocchezze, e, secondo il miglior costume del suo
predecessore, o se le rimangia il giorno dopo, o asserisce di esser stato
equivocato, salvo poi ritornarci con loro riformulazione.
Sono perlopiù battute
estemporanee, che possono sempre, alla mala parata, essere liquidate come tali
(era solo una battuta, magari "infelice"), ma che in realtà traducono
e tradiscono, al di là delle stesse consapevoli intenzioni di chi le fa, una
linea politica.
Che viene confermata giorno dopo giorno da altri esponenti
della compagine ministeriale, dal mitico sottosegretario al lavoro Martone, che
ha etichettato come "sfigato" chi a 28 anni non sia già laureato;
alla instancabile titolare del medesimo Dicastero, la professoressa che piange,
Elsa Fornero, fino alla recentissima battuta della ministra dell'Interno, che
deplora che in Italia non ci si voglia muovere, che si preferisca non solo il
posto fisso di lavoro, ma una città, magari vicino a mamma e papà.
E se pure
così fosse, dove sarebbe la colpa dei giovani?
E dove Monti, e la sua équipe
governativa, assecondata da una legione di opinionisti, dove vedono tutti
codesti giovani che lavorano, che hanno casa, che risiedono nella stessa città
dove si sono formati, che per pigrizia mentale non hanno voglia di fare
esperienze nuove, cambiano occupazione, andando ad abitare – che so? – da Acri
(provincia di Cosenza), al quartiere Prati (Roma), smettendo di fare lo
spaccalegna (che lavoro noioso, del resto), e facendo per esempio il
sottosegretario di Stato?
di Angelo d'Orsi